Gen Z: meno vizi o soltanto diversi?

Il passaggio di testimone tra generazioni porta quasi sempre con sé un cambiamento nei comportamenti e negli stili di vita, e spesso questo distacco dal passato emerge soprattutto nei vizi. È accaduto con i Boomer, con la Generazione X e con i Millennial, che hanno vissuto alcol, droga e sessualità anche come forme di trasgressione rispetto alla generazione precedente, trasformandole in un modo per mettere in discussione l’ordine sociale esistente. Eppure, quando si osserva la Gen Z – la fascia della popolazione che attualmente ha fra i 14 e i 29 anni – sembra emergere uno scenario diverso.

I vizi non scompaiono, come è naturale nel percorso di crescita e di autoaffermazione giovanile, ma cambiano le motivazioni che li accompagnano. Più che dal desiderio di ribellarsi, molti comportamenti sembrano nascere dalla ricerca di esperienze personali, dal bisogno di evasione o dal tentativo di adattarsi a una pressione sociale diversa – e forse più intensa – rispetto al passato.

 

La Gen Z e lalcol: quando bere non è più un rito di passaggio

Il primo segnale di discontinuità rispetto alle generazioni precedenti è segnato dal rapporto della Gen Z con lalcol. Innanzitutto, a partire da una nuova tendenza nel consumo regolare: tra gli under 24, il 46,5% dei maschi e il 41,9% delle femmine dichiara di aver consumato alcol nell’ultimo anno, dati che dimostrano un calo di circa il 20% rispetto ai Millennial. È una tendenza che appare ancora più marcata se su guardano i giovanissimi: tra gli under 16 che hanno provato alcolici almeno una volta nella vita, la percentuale è scesa dall’88% del 1995 al 73% del 2024.

Interpretare questa riduzione nel consumo regolare come un semplice disinteresse verso gli alcolici potrebbe però essere fuorviante. Mentre per le generazioni precedenti l’alcol rappresentava una delle forme di trasgressione più fisiologiche, poiché accessibile e socialmente diffusa, per la Gen Z perde il suo significato di rito di passaggio. I giovanissimi non sono infatti interessati alla trasgressione in sé, bensì all’esperienza personale che ne possono trarre.

A dimostrarlo vi sono alcune evidenze statistiche:

  • la crescita dell’astinenza, con la quota di under 24 – in particolare nel Regno Unito e in Italia – che non beve è cresciuta del 9-10%;
  • all’opposto, l’aumento sensibile del binge drinking, ovvero del consumo concentrato e intensivo di bevande alcoliche. Ad esempio, circa il 31% dei giovani europei dichiara di assumere almeno cinque drink consecutivi in un’unica sessione.

In altre parole, poichè la Gen Z è più orientata alla sperimentazione individuale che all’affermazione di una ribellione, non necessita di vivere l’alcol come un’esperienza quotidiana o, in ogni caso, regolare: ne fa uso quando vuole evadere, come strumento di alterazione mirata, ed è proprio questo che determina l’aumento di un consumo intenso in periodi di tempo ridotti.

 

Tabacco e droghe: tra declino dei classici e nuove sostanze

Anche nel ricorso alle sostanze, la Gen Z manifesta un distacco dalle precedenti generazioni, con modalità e motivazioni di assunzione nuove, a partire dalla più comune delle dipendenze, quella da nicotina. Per gran parte dei giovanissimi ha perso il suo fascino: solo il 10,8% degli under 16 europei fuma sigarette tradizionali, contro picchi del 30% raggiunti dalle generazioni precedenti, in particolare tra i giovani Boomer.

Il calo delle sigarette non sembra però tanto connesso a un maggior intento salutista (seppur presente), quanto al fatto che il fumo sia percepito come un fastidio estetico e olfattivo. Lo dimostra la crescita dei derivati della nicotina, considerati più accettabili, perché meno molesti: infatti tra gli studenti fumatori delle scuole superiori statunitensi, ben l’85% fa ricorso ai prodotti da svapo.

Il medesimo cambio di paradigma è rilevabile anche sulle sostanze stupefacenti: la Gen Z afferma nuovamente il proprio desiderio di sperimentazione personale ed evasione, a discapito invece di un intento più trasgressivo. Basti pensare che:

  • sebbene rimanga la sostanza più diffusa, la cannabis è in calo. Il numero degli under 18 italiani che l’ha provata almeno una volta nella vita scende dal 18% del 2023 al 12% del 2024, mentre sull’utilizzo regolare la percentuale si riduce dal 9% dei Millennial al 7% attuale;
  • crescono le NPS, ovvero le Nuove Sostanze Psicoattive, di origine sintetica. In particolare, negli Stati Uniti, si registra un aumento nel ricorso al fentanyl tra i giovani, con il problema dell’overdose che, sebbene in diminuzione del 37% dal 2023, colpisce ancora ben 8,5 soggetti su 100.000 giovani.

I dati sottolineano ancora una volta che, mentre in passato la droga era spesso associata alle controculture o alla ribellione sociale, oggi è più legata alla dimensione dell’esperienza personale: che si tratti del desiderio di distaccarsi momentaneamente dalla realtà, o della necessità di reagire alla pressione lavorativa, scolastica o sociale, la Gen Z tende a privilegiare la sperimentazione individuale.

 

 

Giovani e sessualità: tra consapevolezza e rischi digitali

Anche nell’ambito della sessualità si conferma il cambiamento culturale della Gen Z rispetto al passato, con un’enfasi sul vissuto personale anziché sulla trasgressione, L’approccio al sesso non è più visto come un traguardo da raggiungere quanto prima, bensì come un momento da vivere consapevolmente. Lo dimostra l’aumento dell’età del primo rapporto: attorno ai 17 anni per la Gen Z, contro i 16 dei Millennial e i 15 dei Boomer.

Diventa, poi, centrale il tema del consenso: secondo un’indagine per Save The Children, il 90% dei giovanissimi ritiene fondamentale essere d’accordo con il partner prima di avventurarsi in una relazione sessuale.

Se l’attenzione al consenso nelle relazioni reali rappresenta certamente un passo avanti, non sempre lo stesso si può dire per lo spazio digitale. La Gen Z è infatti la prima a costruire la propria educazione sessuale e a vivere la propria sessualità anche online. Se da un lato questo amplia l’accesso alle informazioni, dall’altro espone i giovani a nuovi rischi, come la diffusione non consensuale di immagini intime e il fenomeno del revenge porn. Secondo una ricerca del Pew Research Center, circa il 7% degli adolescenti americani dichiara che immagini esplicite che li riguardano sono state diffuse online senza il loro consenso, e un quarto afferma di aver ricevuto immagini sessualmente esplicite non richieste.

Un altro aspetto che sembra segnare un passo indietro rispetto alle generazioni precedenti riguarda l’uso del profilattico, che negli ultimi anni registra una diminuzione: tra il 2014 e il 2022 la percentuale di giovani che lo utilizza è scesa dal 70% al 61%. Secondo diversi esperti, questo calo sarebbe legato anche a una minore comunicazione istituzionale e scolastica sui rischi delle malattie sessualmente trasmissibili. Le generazioni precedenti, come Gen X e Millennials, hanno infatti vissuto gli anni di maggiore attenzione mediatica legati alla diffusione dell’HIV, mentre la Gen Z si è avvicinata alla sessualità in un contesto storico in cui il tema appare meno presente nel dibattito pubblico.

 

Gen Z: un cambio di prospettiva

Quello che emerge dalle ricerche sulla Gen Z non è dunque una vera rottura con il passato nella propensione giovanile al rischio, ma piuttosto un cambiamento nel modo in cui questo rischio viene vissuto. Alcol, sostanze stupefacenti e sessualità continuano a far parte dell’esperienza giovanile, ma mutano le motivazioni che li accompagnano.

Si attenua la spinta alla ribellione tipica delle generazioni precedenti, quella che portava ad adottare comportamenti rischiosi come forma di sfida all’autorità o ai valori sociali dominanti. Al suo posto emerge un approccio più individuale: il desiderio di fare esperienze, di sperimentare e, in alcuni casi, di trovare un modo per gestire le pressioni di una società sempre più complessa, esigente e iperconnessa.